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L'associazione

Associazione di promozione culturale e musicale, libera e apolitica. Tra gli scopi principali  risulta esserci il recupero dell'antico canto "la rosamarina" , un recupero della memoria, tra  gli strumenti e  le strofe cantate ed eventuale cartaceo dimenticato. L'associzione parteci  fattivamente alla preparazione "della frasca", augurio portato a casa di tutti i santostefanesi  dal comitato festa San Vito Martire in occasione della Santa Pasqua.

Il rito

Il nome di questo canto è legato all’antica usanza santostefanese di regalare alle padrone di casa un ramo di rosmarino il sabato santo per aromatizzare l’agnello pasquale. Col passare degli anni, nell’impossibilità di disporre di tanto rosmarino, il dono fatto dal Comitato per i festeggiamenti in onore di S.Vito Martire è diventato un piccolo ramo di abete, che con i suoi piccoli aghi assomiglia vagamente alla pianta aromatica, addobbandola con due arance e un limone. Il gradito dono, appeso ben in mostra al balcone più alto della casa, indica il punto in cui si fermerà un rumoroso gruppo di musicanti forniti dei tradizionali strumenti musicali come tammorre, triccheballacche, organetto, castagnette, e putipù. Ogni quartiere cerca di organizzare un proprio gruppo che andrà nei giorni di sabato e domenica di Pasqua a portare in tutte le case l’augurio, cantando le strofe della “Rosamarina”. Ciascuna famiglia aspetta l’arrivo di questi musicanti accogliendoli con tavole riccamente imbandite per la festa. Naturalmente la padrona di casa ricambierà l’augurio con qualche offerta in natura o in denaro. Alla sera tutti i gruppi si riuniscono nella piazza principale del paese esibendosi ed esibendo anche tutto quello che hanno accumulato. Tutti questi doni in natura vengono banditi la sera stessa in una esilarante asta e il ricavato servirà al Comitato per preparare la festa del patrono nel mese di agosto.

Il Canto

I versi di questo allegro canto sono delle ottave incatenate, versi che hanno attraversato secoli e generazioni e che col tempo hanno assunto addirittura la forma di un vero e proprio inno da cantare non solo la domenica di Pasqua ma in ogni occasione in cui ci si ritrova per far festa. Le strofe sembrano appartenere ad una sorta di serenata indirizzata ad una fanciulla molto bella. Solo nell’ultima strofa si scopre che forse questa fanciulla è Michela, la stessa della celebre canzone Michelammà, nata durante un attacco dei turchi in mezzo al mare di Ischia. Per questo la Rosamarina sembra essere molto simile al canto di Serrana d’Ischia.

Curiosità

Questo rito della “frasca” accompagnato al canto non è praticato solo nel nostro piccolo comune ma se ne ritrovano anche tracce in Toscana e addirittura risale alla tradizione ebraica. Ciò viene confermato anche da una ricerca effettuata dallo storico irpino Francesco Barra che parla di comunità di ebrei presenti in Irpinia in seguito alla cacciata dalla Spagna voluta dai sovrani cattolici Ferdinando e Isabella nella prima metà del 1400.